Sacer Corpus

La Carità, serie "Contemporary Virtues" - Emanuela Amadio

La Carità, serie “Contemporary Virtues” – Emanuela Amadio

5-6 giugno 2015, Bisenti (TE)

A cura di Martina Lolli

Artisti: Emanuela Amadio, Fausto Cheng, Noemi Di Giovannantonio

Testo critico

Fausto Cheng, Emanela Amadio e Noemi Di Giovannantonio sono i tre artisti che, con tecniche e materiali diversi, si riuniscono sotto il tema del corpo sacro. Da sempre l’espressione “sacer corpus” designa una sacralità di stampo religioso, basti pensare alla concezione cristiana del corpo come tempio dell’anima o alle reliquie dei santi conservate all’interno delle nostre chiese, resti corporali degni di devozione che nel saggio De Immundo Jean Clair designa con il nome di “fanera”.
In questa sede, la chiesa settecentesca di S. Maria degli Angeli, si propone una lettura trasversale della divinità del corpo che fa leva su una spiritualità pagana e laica e che si evolve nel tempo fino a declinarsi nel solispismo della postmodernità. Noemi Di Giovannantonio (1988) propone due disegni su carta, torsi di satiri che si contrappongono specularmente sui pilastri della navata. Copie da sculture ellenistiche, i disegni in conté mostrano corpi acefali che sprigionano tutto il loro vigore in una torsione del busto; seguaci di Dioniso i satiri o fauni rappresentano la vitalità per eccellenza che deriva dall’ebrezza a cui inneggia il dio greco. Ne La nascita della tragedia Nietzsche scrive: “Il satiro era qualcosa di sublime e di divino: soprattutto così doveva apparire allo sguardo dolorosamente velato dell’uomo dionisiaco”. Per il filosofo infatti il satiro è la figura in cui si immedesima e si svela l’uomo vero che anela all’unione con il dio, un’unione tanto fisica quanto spirituale, quella del Pathos e dell’Arte, di una dimensione alogica e primigenia, in cui non esiste individualità alcuna, ma la coralità degli esseri viventi e la compartecipazione al dolore della vita. Alla divinità pagana del corpo dionisiaco dei satiri, Emanuela Amadio, classe 1985, risponde con la rappresentazione di corpi allegorici che attingono a una sacralità dal sapore laico. Ispirandosi all’iconografia rinascimentale e altomedioevale le sue virtù contemporanee (della serie Contemporary virtues, 2015) si declinano in sette fotografie in cui giovani donne e uomini posano reggendo gli oggetti con cui vengono designati. In Aprire Venere Georges Didi-Huberman spiega come la severa morale del monaco Savonarola abbia portato alla rappresentazione, nel XV secolo, di algide e “minerali” figure nude – di cui la Nascita di Venere del Botticelli è una chiara espressione – che potessero veicolare le qualità morali fra i principi della corte. Per questo le membra che pittori e scultori del secolo si trovavano a raffigurare dovevano sublimare la sensualità del corpo nudo e invitare i nobili a condurre una vita lungi dalle vanità mondane. I sette scatti presentati palesano, invece, qualità pittorica grazie a una luce che riscalda i corpi e li fa sbalzare dal fondo nero, dei corpi che mostrano la loro sacralità nelle pose ieratiche mutuate dal Rinascimento.
Ancor più “contemporanea” è la sacralità rappresentata dal maestro Fausto Cheng la cui ricerca artistica tocca più volte il tema del sacro. Le sue opere, che si ergono a presenze/assenze metafisiche, si aprono alla dimensione della performance, schiudendosi a delle azioni innescate nello spettatore che ne fruisce. È il caso dell’installazione esposta, dal titolo Preghiera (2012), un ligneo tabernacolo nero che ospita un cuore dorato. Alla base della scultura vi è un tappeto di carbone, la materia da cui si innalza un’anima rappresentata per metonimia dall’organo umano, quasi una reliquia, non di un santo questa volta, ma dell’uomo contemporaneo. La spinta a una sopraelevazione spirituale è simboleggiata dal lungo stelo che sorregge il cuore; è il passaggio catartico che intraprende l’animo umano purificato da dolore e sofferenza, una metamorfosi del tutto mistica e interiore che può portare a un ripiegamento del sé. Il raccoglimento religioso di Cheng induce infatti al silenzio, alla preghiera, alla venerazione di un corpo sacro e smembrato di cui rimane un solo rappresentante e trova nel luogo della chiesa il suo ambiente ideale, un luogo protetto al riparo dalle ingiurie e dagli accidenti della vita contemporanea.

 

Ph: Emanuela Amadio, Yuriy Zacchia Lun

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