Our Generations. La pittura emergente in Italia – XVIII Biennale di Penne

allestimento

Giorgio Pignotti, particolare de “Il Muro del Tempo” , 2015

a cura di Martina Lolli e Antonio Zimarino
dal 17 ottobre all’8 novembre 2015
Penne (Pe)

Sulla pittura sospesa
Martina L
(testo presente in catalogo)

Scegliere di esporre opere pittoriche nel 2015 potrebbe sembrare a molti un’operazione anacronistica, sebbene la pittura non abbia mai smesso di affabulare gli artisti né tantomeno il pubblico dell’arte. Negli Anni Settanta con l’emergere di nuovi e più spettacolari mezzi espressivi la pittura ha subito una sorta di intervallo per poi tornare alla ribalta il decennio seguente e approdare fino ai giorni nostri con maestri come Marlene Dumas, Luc Tuymans, Michaël Borremans e Wilhelm Sasnal. Questi hanno cercato di tradurre la fluidità e l’incisività delle immagini massmediatiche sul lino, sancendo l’ineliminabile influenza sulla pittura dei mezzi di comunicazione la quale ha condotto alla creazione di effigi decontestualizzate, impossibili da collocare in esatte coordinate spazio-temporali e perciò fluttuanti in un eterno presente.
Le opere dei 17 artisti allestite all’interno della chiesa di S.Giovanni Battista sono tutte riconducibili a quell’ampia categoria che è la “pittura” oggi. Svariate le tecniche e i supporti che sono stati approcciati dagli invitati, da coloro che io e Antonio Zimarino abbiamo designato come “le nostre generazioni”, quelle che sono sospese nel limbo dell’incertezza odierna. Non è stato dato nessun tema specifico a cui attenersi e in questa estrema apertura è singolare scorgere come vi sia una cifra che accomuni le opere proposte: tutto in esse si presenta come sospensione. Sospeso è il background su cui si stagliano le figure poiché nessuna delle opere presenta un paesaggio definito, ma i loro soggetti si librano su un territorio indecifrabile, simile allo spazio infinito del world wide web. Così nell’opera di Lorenzo Modica due luoghi distanti si interrompono ed entrano in cortocircuito grazie a un gesto che li unisce e li separa allo stesso tempo, mentre nella tela di Luca De Angelis si rilegge un’immagine scovata nel grande serbatoio della Rete: virata nei suoi colori, trova un nuovo senso in un’atmosfera irreale e allucinata che ne amplifica la sensazione di spaesamento. Lucilla Candeloro dipinge invece vedute montane, parziali scorci interiorizzati di cui mette in risalto gli elementi essenziali, quelle costanti care all’artista ma avulse da qualsivoglia caratterizzazione paesaggistica. Se nelle opere esposte il luogo si interrompe, è così anche per la dimensione del tempo: le tele di Giorgio Pignotti divengono palinsesto di una durata soggettiva che si stratifica per creare anacronismi, ritardi, protensioni in una smagliatura temporale che tutto include; sul supporto di Debora Fella il tempo si accumula letteralmente poiché si deposita man mano sotto forma di pulviscolo che confonde interno ed esterno, profondità e superficie, passato e futuro; orizzonte sospeso è quello di Ovidiu Leuce i cui protagonisti sono anime vacanti in attesa di un senso che tarda ad arrivare e in questo frangente non possono che condividere il contesto con leggerezza. La fissità della realtà rappresentata da Linda Carrara attinge a una verità atemporale che ammette uno scavo al di là concreto in cui l’assoluto e il contingente collimano. Infine con la visione di Pierpaolo Miccolis si arresta il flusso temporale, attimo in cui si rivela un mistero che nessuna mente umana può raccogliere. Sospesa è anche la narrazione delle opere poiché aperta: con i pastelli di Elisa Bertaglia si accede al mondo di piccole protagoniste che ricorrono galleggianti sulla superficie della tela, ingabbiate in un onirico rito di iniziazione all’età adulta. I due immobili personaggi messi in scena da Pierluca Cetera racchiudono virtuali gesti passivo-aggressivi, rappresentazione di una società incapace di prendere una posizione decisa e quindi perennemente in potenza, mentre le forme astratte di Alessia Xausa divengono organismi elementari che oscillano nell’attesa di un incontro che potrà dare vita a fruttuose relazioni. Pensieri lasciati in sospeso sono quelli di Enej Gala e Dario Agati. Il primo plasma un universo nel quale regna l’incomunicabilità: il discorso logico scioglie parole, metafore e allocuzioni che prendono la forma di una fluttuante superfetazione cancerosa; il secondo, invece, traduce lo scacco della ragione nel voler giustificare la complessità umana che può acquisire solo un senso parziale e soggettivo. La visione si sospende con Giovanni Blanco i cui soggetti rappresentati si palesano in forme assimilate, tracce che – divelte dal loro originario ambiente – tormentano come spettri. Con Anna Capolupo un’atmosfera ricca di baluginii avviluppa i non luoghi contemporanei che rivivono grazie a una visione emotiva e cangiante. L’effige di Lorenzo Di Lucido schiude e blocca la visione del processo artistico che, strato su strato, non può che occultare la comprensione stessa del dipingere e infine con Dario Agrimi si ritrae un’interferenza su un volto, in un lasso temporale che sospende e distorce la visione per pochi attimi.
Alla proliferazione di schermi e filtri massmediatici, e alla conseguente spersonalizzazione dello spazio, gli artisti invitati a Penne rispondono prediligendo un medium che riporta l’effige all’interno di una dimensione più intima e lirica e l’immagine – “congelata” su un supporto che ad oggi risulta ancora il più longevo e affidabile – torna ad essere portatrice di senso, forma e proporzione.

Artisti: Dario Agati, Dario Agrimi, Elisa Bertaglia, Giovanni Blanco, Lucilla Candeloro, Anna Capolupo, Linda Carrara, Pierluca Cetera, Luca De Angelis, Lorenzo Di Lucido, Debora Fella, Enej Gala, Ovidiu Leuce, Pierpaolo Miccolis, Lorenzo Modica, Giorgio Pignotti, Alessia Xausa

 

Catalogo XVIII Biennale di Penne

 

Ph: Carlo Anello

 

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