Minus.log – Quello che rimane

4. Sleeping Beauty

 Minus.log – Quello che rimane
a cura di Martina L.
12 marzo – 12 aprile 2016
Museolaboratorio ex manifattura tabacchi
Città S.Angelo (PE)
 

Il tempo essenziale
(dal catalogo)

Molte le interpretazioni su cosa sia l’essenza del nostro essere: Antoine de Saint-Exupéry direbbe che è qualcosa di invisibile agli occhi; per Julio Cortázar è assecondare l’inspiegabile e beffardo gioco del destino che porta a incontri sconvolgenti; per Don DeLillo è invece assaporare l’immobilità di un luogo fuori dal tempo e dallo spazio e ritrovarsi in esso.
Nell’arte di Minus.log l’essenziale  diviene elegante cifra estetica ma anche fondamentale questione concettuale legata a un tempo che sfugge alla misurazione oggettiva per farsi fluido e relativo. Minus.log lavora sulla sottrazione di quegli stimoli visivi e uditivi che saturano i nostri sensi giorno per giorno realizzando opere che siano anche luoghi, ciò che Didi-Huberman chiama “zone di calma” destinate a rendere possibile un atto di sguardo. Godere di queste opere presuppone quindi un “dono di visibilità” che solo un animo predisposto può dispiegare, un animo che sia incline a investire del tempo per graffiare la superficie dell’essenza.
“Quello che rimane” è rarefazione estetica ed esistenziale, atto del togliere che risveglia una visione assuefatta per attingere a ciò che ogni individuo ritiene importante ed essenziale; è l’orma labile di un luogo che si perde nelle volute della memoria. Per recuperare queste eccedenze si può scegliere di accogliere qualcosa di apparentemente superficiale e superfluo come l’errore, la pausa, la vacuità di senso, la ripetizione e l’attesa, residui della nostra forsennata produzione di immagini. I ricordi stessi divengono presto detriti che si depositano, qualcosa da accantonare in velocità per far spazio ad altro e in questo processo bulimico ogni immagine immagazzinata diviene sterile rifiuto. Allentare il pensiero per lasciare zone di senso lato significa intravedere nelle sue smagliature un qualcosa di nuovo e remoto allo stesso tempo, qualcosa che permane a lungo perché è sempre stato lì, ma che si rinnova di volta in volta, o ancora trasformare questi detriti in rimanenze significanti e far riecheggiare i ricordi in memorie. Ciò che conta in questo luogo è saper attendere e smarrirsi nell’apertura di un accadimento interiore in cui ci si concede un incontro con se stessi.
L’esperienza che ne deriva lascia affiorare ciò che rimane, la traccia di queste memorie affastellate che sopravvivono in noi poiché legate a particolari stati d’animo e a risonanze emotive che si sono silentemente stratificate nel nostro essere.
E così, nel tempo perduto di questa esperienza, tempo di nessuna utilità, i dettagli si amplificano e perdendosi nel loro gioco superficiale la nostra anima si addentra nella dimensione dell’immaginazione in cui il vedere troppo diviene vedere dentro. Recuperare le forme sedimentate dell’anima, per ritrovarsi nuovi, significa accettare che il nostro spirito vive anche del vuoto e della latenza, spazi in cui la più banale delle scoperte acquista un suo interesse come “un inaudito miscuglio di realtà e di nostra essenza” (Cesare Pavese).
Nella ricerca di Minus.log l’essenziale è pura forma, ma anche qualcosa che non è percepibile se non chiudiamo gli occhi; è un dono, poiché lo si incontra per caso e ci sorprende ogni volta; è luogo di sospensione dove, nell’inganno dell’attesa, realizziamo che il tempo sprecato è il tempo della vita di cui “ciò che rimane”  è la sostanza.

Dal portale Rai Arte:

 

Articoli dedicati:
http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=49243&IDCategoria=1
http://www.artribune.com/2016/04/mostra-collettivo-minus-log-museolaboratorio-citta-sant-angelo/
http://julietartmagazine.com/it/quello-che-rimane-lalfabeto-visivo-indelebile-impercettibile-dei-minus-log/
http://www.rockambula.com/quello-che-rimane-minus-log/

 

http://minuslog.it/

 

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