Le effigi contemporanee di Gianfranco Gorgoni

Questa volta la Torre Bruciata dedica i suoi spazi a un’eccellenza di origine abruzzese, il fotografo Gianfranco Gorgoni. Sebbene i genitori siano nativi di Bomba, l’artista non ha incentrato la sua ricerca sul tranquillo paesino silvestre ma ha messo il suo obiettivo a disposizione del risvolto forse meno patinato del mondo dell’arte e della musica e dei grandi episodi di cronaca americani. L’esposizione, in procinto di terminare, è parte della manifestazione “Notte d’autore” ideata e curata dall’associazione teramana Big Match. All’ingresso della torre la vasta parete che sale verso l’alto accoglie alcune fotografie dei vari reportage a Cuba, isola che esercita un forte fascino su Gorgoni. Sono immagini che raccontano una quotidianità semplice ma vissuta intensamente; i colori sono caldi e non troppo saturi e la presenza del fotografo è ridotta ai minimi termini: è uno di loro, capace di mescolarsi con grande abilità fra la popolazione e di immortalare la sua gioia di vivere. Il percorso espositivo prosegue con l’icona dell’icona del rock: Jimi Hendrix che suona sul palco di Woodstock, un’immagine da annoverare tra le più famose al mondo. L’effige del grande chitarrista non è sviluppata su carta fotografica, ma su un supporto traforato da piccole aperture come fossero raggi sprigionati dal centro  e illuminati da una lampada posta sul retro; è la magia che scaturì dai primi riff della sua chitarra documentata e raccontata da un narratore fedele che, coinvolto emotivamente, ha tramandato ai posteri uno spettacolo indimenticabile attraverso uno scatto raramente efficace.
La mostra continua con i ritratti degli artisti delle neoavanguardie: Bruce Nauman, Andy Warhol, Mario Merz, Joseph Beuys e persino Jean-Michel Basquiat sono ritratti chi in primo piano, chi davanti alle proprie opere d’arte. È il caso del poverista Merz, di profilo, a contemplare il suo lavoro di Land Art in cui ogni pilastro dell’installazione espone un numero della serie Fibonacci. C’è da dire che Gorgoni, dopo aver conosciuto in America il celeberrimo gallerista Leo Castelli, si dedica , sul finire degli anni Sessanta, alla documentazione delle opere Land sparse nel deserto americano e dà vita alla prima testimonianza di questi invisibili attività e grazie a queste foto Castelli aprirà la prima mostra dedicata al movimento.
Curiosa la fotografia che ritrae Jeff Koons, re del kitsch americano targato anni Ottanta, che cinge la vita dell’allora consorte Cicciolina; lo sfondo è un’altra foto facente parte della discussa serie “Made in heaven”, allestita alla Biennale di Venezia, in cui i due si avvinghiano in una posa provocante. Il loro sguardo benevolo e amichevole lascia trasparire un’umanità che è confermata dai volti in primo piano degli artisti delle altre fotografie: Nauman, bello e immobile, ci scruta parzialmente poiché metà del suo viso è inondata da un’ombra densa; il suo occhio è semisocchiuso per ampliare la profondità di campo e penetrare nel profondo.
Approdato a New York Gorgoni si reca nell’East Village e lì riprende gli artisti del graffitismo: la mostra ci propone un Keith Haring sorpreso nell’atto di scavalcare una rete metallica; Basquiat, invece, è con mani e braccia ancora sporche di pittura ed è in posa con aria assorta dando le spalle al suo lavoro. Sono immagini mute eppure riescono a farci percepire il legame che questi artisti conservano con le loro creazioni, quanto la loro vita collimi con l’arte e forse è necessario in modo da sfatare il mito dell’artista divo. A proposito, vi sono anche due immagini che ritraggono Andy Warhol: la prima è stupenda e raffigura l’artista al centro fra due attrici; lo sfondo è la bandiera americana e i colori dell’istantanea ricordano molto i toni della stampa, quel ciano, magenta e giallo che Warhol ha da sempre utilizzato nelle sue serigrafie. Anche l’immagine di Gorgoni esibisce quelle macchie blandamente sovrapposte che inficiano la superficie della fotografia originale; ma in fondo essa diviene il manifesto dichiarato dell’arte di Warhol e la prova ineccepibile del suo far parte dello star system americano.
Tale creazione è apparsa come copertina de l’Espresso e ci fa intuire l’importanza del lavoro svolto da Gorgoni, testimone implacabile di ciò che avveniva oltreoceano. L’altra immagine di Warhol lo riprende sprofondato fra i cuscini del suo letto; è vestito di tutto punto e, tenendo in una mano una rivista patinata, guarda distrattamente una piccola tv appoggiata sul giaciglio; il padre della Pop Art non poteva non essere raffigurato con i due emblemi della divulgazione della cultura di massa. L’allestimento delle fotografie di Gorgoni è minimale, sono racchiuse in una cornice piatta color argento e sono poggiate su dei bassi tronchi; a questo punto è inevitabile non notare Joseph Beuys che, con il suo immancabile cappello, fa capolino dalle acque di un fiume; quale miglior presentazione per l’artista ecologista per eccellenza. Il lavoro svolto finora da Gorgoni è ottimo, non solo in quanto foto-reporter accorto, ma anche perché ha contribuito a creare le effigi del contemporaneo che sono entrate a far parte del nostro immaginario collettivo.

 

Recensione della personale di Gorgoni a Torre Bruciata di Teramo. Uscito sul quotidiano "La Città".

Recensione della personale di Gorgoni a Torre Bruciata di Teramo. Uscito sul quotidiano “La Città”.

Commenti chiusi