Incodec

Still video

F. Scacchioli, V. Core, Spettrografia di una battaglia, 2012, still da video

Il 6 dicembre 2014 si è tenuta a Penne (PE) la rassegna di videoarte regionale Incodec in collaborazione con lo Spazio Inangolo. Quattro diversi curatori hanno presentato le più attuali ricerche artistiche suddivise nelle provincie abruzzesi in una conferenza tenutasi al museo MaMec di Penne e poi all’interno dello Spazio Inangolo dove sono stati proiettati i video.
Di seguito il testo che introduce i lavori dei videoartisti da me curati per la sezione di Teramo, raccolti nel catalogo in calce:

 

In a silent way è l’opera del duo teramano minus.log formato dalla pittrice Manuela Cappucci e dal musicista e videomaker Giustino Di Gregorio. Nati nel 2012 i minus.log dedicano la loro ricerca all’interazione fra luce e materia che si traduce in installazioni e video, veri e propri varchi percettivi verso realtà altre. In a silent way è parte del progetto “Interlinea” dove tratti di luce bianca si lasciano modellare da architetture storiche e affascinanti, come nel caso della chiesa dell’ex convento delle Clarisse di Caramanico a Pescara o del chiostro del convento di s.Francesco ad Arcevia, Ancona.
Concepito un anno fa, tale progetto si è evoluto in video nei quali un’immagine – un significante – si carica di una nuova accezione grazie ad una struttura musicale evocativa e al percorso di linee di luce che ne animano l’effigie. In questo caso a essere vivificata è la facciata cubica di un edificio in costruzione: non una figura piatta come la traccia inconsistente di un ricordo, ma una struttura con una resa tridimensionale, quasi un bassorilievo, celante l’interferenza di un pensiero che riattiva il luogo messo in questione. Minimalismo e nella cromia e nel loop del tappeto musicale, In a silent way costruisce una nuova narrativa attorno alla consuetudine di scenari quotidiani, una narrativa che si sviluppa nel novello sguardo che, posandosi su strutture conosciute, ne ricava una bellezza inaspettata, quella di un pensiero rivoluzionario. Il fascino urbano, sopito per alcuni versi, è pronto a risvegliarsi negli occhi di chi guarda. Questo processo crea un gap fra uno spazio fisico ed uno immaginario nel quale la rivoluzione prende atto: il luogo si apre all’indeterminazione dell’esito, non univoco, ma declinato in molteplici percorsi a seconda di chi sia disposto a riempire il contenitore dell’edificio attraverso la propria possibilità immaginativa. Il lavorio sotterraneo della noia della periferia cittadina si trasforma in sovvertimento del familiare e della staticità insita; alla struttura del reale si appoggia come un velo una sovrastruttura onirica che riempie il simulacro e lo trasforma in un sistema aperto.
Le opere della serie “Interlinea” nascono dal subitaneo incontro con la bellezza in una flâneurie reale e virtuale: i due artisti si appropriano di immagini e di suoni scovati nel web che accostano in una nuova e inevitabile armonia capace di creare alchimie suggestive e struggenti.

All’essenzialità dell’arte dei minus.log succede la complessità dell’esito artistico perseguito da Fabio Scacchioli e Vincenzo Core, il primo regista e il secondo musicista sperimentale. Unendo la loro ricerca hanno realizzato video come Miss Candace Hilligoss’ flickering halo del 2011, presentato alla 68° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (Biennale di Venezia) e No more lonely nights (2013), vere e proprie costellazioni di immagini e suoni rubati dall’industria dell’intrattenimento rappresentata dalla miriade di film hollywoodiani.
L’opera in mostra è intitolata Spettrografia di una battaglia, un video del 2012 che ricalca, nel processo, le opere sopraccitate: come un pirata del web, Fabio Scacchioli sventra e assembla spezzoni di cinema di finzione, li “deturna” dal loro orizzonte di senso per far rivivere le immagini in quanto forme prismatiche che rompono la linearità di ogni narrativa.
La fabula implode e le immagini, composte in un montaggio “di persistenza”, si smagliano aprendosi e sprigionando la loro energia latente. L’effige hollywoodiana svela il suo essere simulacro in un gioco di ri-velazione che fa leva sulla persistenza retinica dell’immagine – e quindi percettiva – ma anche sulla persistenza dell’aura dell’immagine stessa, mnemica, capace di assumere su di sé altre sembianze o richiamare alla mente parvenze affini. Forme patiche liberate dalla logica cinematografica, tali immagini, evanescenti, reiterate, sono supportate dalla composizione di Vincenzo Core che lavora in sincrono con la nascita delle immagini. Sostegno fondamentale dei fotogrammi di Spettrografia di una battaglia, i suoni di Core mostrano un altro aspetto della vitalità della figurazione che ha ormai preso un suo corso: rumori amplificati creati ad hoc, fragori, voci distorte, tutto concorre alla tessitura di risonanze fra le immagini, le quali si declinano comunque, e apparentemente, nel total flow dell’emissione televisiva ricca di interruzioni, interferenze, compromessa nella sua natura e dalla sua stessa natura. La degenerazione di immagini e suoni lascia spazio all’analisi della luce che si risolve in un caleidoscopico gioco dove l’interpretazione personale ha un ruolo fondamentale.

 

 

locandina_incodec_2014

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