In morte dell’artista da giovane – Flavio Sciolè

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Venerdì 27 settembre si è svolto ad Arcevia (AN) il funerale di Giovane Artista, ragazzo appena venticinquenne nativo di un paesino italiano.
È stata la madre a fare la macabra scoperta quando, insospettitasi dalle mancate risposte al telefono del figlio, si è recata presso la sua abitazione trovandolo impiccato nel mezzo della camera. Artista aveva affittato da qualche mese una piccola stanza al centro della cittadina per raggiungere l’indipendenza e dedicarsi a tempo pieno alla sua carriera di scultore/pittore/performer/musicista. Alla vista del figlio il cordoglio della Madre è stato immenso; in un impeto di dolore la donna ha staccato il figlio vestito con i suoi abiti migliori dal cappio penzolante e lo ha stretto fra le braccia accasciandosi a terra, novella pietà di un martire contemporaneo. Artista era lì, ciondolava dal soffitto da almeno due giorni, ma non c’è da stupirsi se nessuno abbia denunciato prima la sua scomparsa. Nella sua camera sono stati rinvenuti alcuni oggetti che commentano e spiegano il suo atto: un diario posto sul comodino accanto al letto recita: “In vita non mi degnavate di un saluto, ora ognuno di voi mi conosceva”.
I genitori lo ricordano come un ragazzo sensibile, di poche parole affermano i conoscenti, schivo e incline alla solitudine. Gli amici più cari ne parlano come di un diapason pronto a vibrare ai più riposti moti dell’animo, ma tutti concordano nell’affermare che mai lo avrebbero ritenuto capace di un tale gesto. L’arte era la sua vita e per l’arte è morto. Per tutti gli altri la sua arte/vita era alla stregua di un hobby, nulla che potesse diventare un lavoro serio in un paese serio e civilizzato. Gli zii hanno dichiarato: “In questa nazione gli uomini si alzano presto la mattina e vanno in fabbrica o nei loro studi a professare le alte materie. Non hanno tempo di pensare a queste sciocchezze e quisquiglie, cose da poco che deviano la retta via e ti portano alla stessa fine di Artista”. Il gallerista commenta: “ho sempre pensato che fosse un ragazzo fragile e poco disposto a piegarsi alle esigenze del mercato, ma l’arte odierna calca questa via, non altre. Rimarrà un incompreso”.
È così che Giovane Artista ha terminato la nascente carriera e stroncato la sua vita; sebbene il corpo sia stato tumulato in fretta e senza ulteriori indagini, l’ipotesi che serpeggia è che non si sia trattato di un semplice caso di suicidio, ma di un vero e proprio omicidio perpetrato ai danni del ragazzo complici Ignoranza, Chiusura Mentale, Noncuranza, Aridità, Derisione e Vilipendio che sono parte integrante della società alla quale si rivolgeva e si rivolge tuttora il messaggio universale di Artista. Il suo ultimo atto è anche il suo testamento artistico: “Non è un suicidio ma un gesto d’Arte” è l’estremo monito che Artista ha affidato alle pagine sbiadite del diario e che costituisce anche una lettura non falsata della sua morte. Perdita sì, ma di un corpo fisico, non dello spirito artistico che impregna ancora come un’aura vivida la sua stanza.
A salutare Giovane Artista i genitori e gli amici; il piccolo corteo funebre è partito nella sera stessa del ritrovamento del corpo, per chiara volontà della Madre che ha voluto preservare il figlio dalle ulteriori speculazioni che stanno nascendo attorno alla tragedia. In fondo Artista aveva già previsto le dinamiche che si sarebbero scatenate in seguito alla divulgazione della notizia sui trafiletti della cronaca nera di Arcevia: “Ora farete di me un martire… Non mi avrete”. La processione ha sfilato sotto gli occhi attoniti dei concittadini per deporre la salma nel parco della città, un costante j’accuse all’ottusità della massa. Non c’è redenzione per essa, nessuna redenzione per il nostro paese, l’atto artistico, decurtato della sua carica innovativa, viene commercializzato, svilito e deviato; solo così potrà essere fagocitato dal popolo, incapace di aprirsi ai momenti di crisis e di abbandonare i comodi schemi di una non-intelligenza passiva che ben gli si confà.

In questo autunno

dove tutto muore-cade
ti riconsegno
all’Arte per l’Arte
in nome di nessun Dio
nell’ipotesi
che non accada
mai più
che nel pieno degli anni
si debba morire
di non ascolto,
la vita è il tempo di niente.

Poesiaomelia di Flavio Sciolè

 

 

IN MORTE DELL’ARTISTA DA GIOVANE

Un progetto d’arte di FLAVIO SCIOLÈ
Ar[t]cevia International Art Festival
13 luglio – 27 settembre 2013
Arcevia (AN)

 

 

 

Foto di Stefano Boffi (© Archivio Sciolé)

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